domenica 21 giugno 2009

Convergo ergo cogito, ergo.

Roba pesante, i proselitismi degli anni sessanta settanta ottanta che perpetuano artisti di dubbia levatura. La musica Pop da tempo omaggia se stessa e c'è chi osanna il brodo (meshup) come la madre di tutta l'espressione creativa del futuro. Sarà, ma a vederlo oggi mi sembra che non ci siano grandi segnali di qualità. La convergenza - semmai - potrà mostrarne, ma gli strumenti in nostro possesso sono ancora scarsi.

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Che cos'è la convergenza?

Azzardo un esempio. Leggo - che so - Canne al Vento di Grazia Deledda sul mio lettore eBook Kindle 13™ deluxe, ovviamente connesso al web. Ovviamente il Kindle 13™ è connesso WiFull con tutti gli apparecchi di casa.
Già a partire da pagina 4 si arguisce come la narrazione sia piena di suoni e rumori che sostengono la storia creando un intreccio indissolubile; allora il sistema home audio/video inizia a replicare canti di uccellini e ambienti ventosi e inquieti e il rumore di passi in lontananza, e il generatore olfattivo diffonde profumo di euserbia...

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Sembra che questa generazione di artisti nati tra i cinquanta e i settanta abbia beneficiato del lavoro di una prima falange di artisti pop nati prima, tra i trenta e i quaranta; e pare che oggi non sappiamo più replicare - in un ciclo di storia relativamente giovane che dovrebbe reiterarsi con metodica puntualità - certa produzione creativa e originale, per cui i paradigmi non possono essere mantenuti.

L'invenzione del Pop è figlia di nuovi media e tecnologie assieme allo strale della riunione di culture diverse. Poi il ricambio e la costruzione di stile, armonie che sono durevoli e irripetibili, ma piene di potenziale ispirante.

Quella produzione davvero originale evapora oggi nella riedizione spasmodica di repliche, cloni dei cloni di creazioni musicali, non già partiture d'eccellenza scritte e arrangiate o riarrangiate per gli stessi strumenti, con l'intento di eseguire, ma modifiche di maniera spesso barocche, talora rococo, molto poco mnemoniche, che probabilmente non lasciano segni importanti, non ispirano per il futuro. Sembrano realizzazioni definitive, certo potenzialmente numerosissime ma vicoli ciechi, chiusi, nessi nuovi inconnettibili.

"Lo definirei maniérisme nouveau", penso

martedì 16 giugno 2009

Non mi chiedermi



Ora, lo so che ho postato solo ieri, e che stando alle statistiche dovrei aspettare almeno dieci giorni prima del prossimo scritto, ma questa cosa deve proprio essere diffusa, ecco. Leggete e moltiplicatevi.

lunedì 15 giugno 2009

Internet demolisce la formalità

I mercati sono conversazioni (Cluetrain Manifesto)
Thanks Niklas and Janus for giving us Skype (Massimo, Pistoia)


La comunicazione tra imprese o con i nostri utenti cambia, e cadono le barriere.

Si risponde alle email in modo informale, colloquiando senza forma
Ci si da del tu immediatamente, senza conoscerci
La rapidità delle connessioni si traduce in facilità di relazione e confidenza immediata. Ci si concede la prima sera, insomma.

Ma non ci conosciamo. In realtà nulla cambia in relazione alla conoscenza. I sistemi e le tecnologie abbattono certe forme epistolari, ed è vero che - come dice Gianluca Diegoli - se un tuo amico ti parlasse come spesso ci parlano le imprese lo prenderesti a sberle. Ma l'informalità e il superamento de iure delle difese formali se da un lato ci fanno sentire più vicini al globale dall'altro sovente non ci consentono di apprezzare - in questa fase di transizione verso la consapevolezza - la dovuta percezione del tempo necessario per comprendere e costruire fiducia con una nuova conoscenza, o con un nuovo prodotto.

Auspichiamo il ritorno dell'etichetta, della formalità, dei rigori della comunicazione istituzionale? No, ma pensiamo al futuro della comunicazione che potrà avere un approccio più semplice, meno distante tra i toni familiari e quelli formali, pur tuttavia consapevole della diversità di percezione tra ciò che si conosce e ciò che non si conosce, o di cui non abbiamo sentito parlare.

Certi truffatori unopuntozero utilizzavano l'abito buono, per trarci in inganno. Cravatta, eloquio, cortesia e il lei erano appannaggio del colto e del saggio, ma anche del raffinato voleur.

Ora si profila la convergenza verso un nuovo ed unico modo di relazionarci, senza gerarchia, candido e friendly. Tutti comunicheremo così, almeno sul web per ora.

Ma chi ci insegna la confidenza istituzionale, o la confidenza commerciale, o la confidenza amministrativa? Riflettere