Impressionismi di Competenza, dispercezioni di Cultura
Fare cultura, promuovere la cultura su internet. Avere cultura e competenza per sostenere la diffusione delle conoscenze e della qualità. Oggi si cavalca quest'idea con cupidigia, senza senno - lo fanno in tanti.
La diffusione dell'internet ha prodotto dagli anni novanta schiere di esperti che fanno-di-lavoro-il-tecnico, perché hanno imparato cose spezzate e senza continuità, hanno acquisito la competenza tratteggiata e rivendono tecnologia e assistenza confidando sul fatto che i loro clienti non hanno alcuna nozione informatica. Chi di noi non si è imbattuto in un tecnico che non conosce la soluzione del problema che gli sottoponiamo, e tenta di deviare con alternative generalmente sempre molto costose?
Oggi ci sono nuove legioni che propongono nuovi servizi di diffusione, di gestione dei contenuti, di implemento dei contatti, di nuovo marketing, di strategia digitale e molto altro - tutto in nome della cultura: cultura della comunicazione, cultura della conoscenza, cultura delle arti tutte e delle loro espressioni.
L'obiettivo non è la diffusione della cultura ma il profitto. Perché hanno imparato casualmente (o hanno acquistato, magari) questo tipo di servizi e poi si sentono in grado di diffonderli, di rivenderli. Schiere di nuovi adepti che si approcciano alla comunicazione, all'arte, all'associazionismo culturale e creano società magari sostenute da sponsors e nepotismi, producendo risultati di dubbia qualità, che in provincia abbondano e che fanno del male alla cultura.
La differenza non sta nella competenza, che è omogenea e infine disponibile e fruibile sovente utilizzando in modo non superficiale le risorse dell'internet stessa, sempre metodicamente da integrare con il confronto, il dialogo, gli incontri.
La differenza la fa la capacità di razionalizzare e comprendere le opportunità e le finalità degli strumenti, delle nozioni, dei servizi che ci sono - come sempre del resto.
La cultura compresa non è mai autoreferente, solinga ed elitaria, calata dall'alto.
Necessita della comprensione e di quella analisi che solo la discussione può alimentare. Solo con la semplicità, solo con metodo e voglia di confronto, solo con entusiasmo vero senza ricerca esclusiva di profitto può esserci il vero sviluppo. Il vantaggio competitivo, quindi, lo fa la testa di chi fruisce l'informazione libera, la capacità di metterci la testa e la quantità di buone sinapsi a disposizione, che indirizzino il concetto verso il discernimento, la comprensione del buono, la scelta e la sintesi efficace.
1) Critica a me stesso: Lo capisco, ma quanto lo metto in pratica? Lo faccio con costanza?
2) Autocritica generica: Quanto approfondiamo, quanto ci applichiamo? Quanto divulghiamo e collaboriamo?


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