mercoledì 9 settembre 2009

Nolente

Finchè ci sarà chi stupra una donna la società non potrà definirsi civile.
Ci sono poche parole per definire le azioni violente.
Ma non esistono interiezioni che possano descrivere la violenza sulle donne.

Quest'estate ho visto un documento - trasmesso da Current tv, un raro esempio di informazione ancora libera pur se relegata all'interno di un pacchetto televisivo satellitare a pagamento.
Girato in Africa centrale, racconta l'iniziativa di un gruppo femminile costituito con l'aiuto delle Nazioni Unite che inscena rappresentazioni nei villaggi per denunciare lo stupro - spesso percepito dagli uomini come consuetudine. Sono donne nere, violentate da neri. Non ci riguarda - sarebbe il pensiero diffuso.

Invece sento un moto di rabbia impotente per quello che accade, e per le situazioni che conosco e ho visto vicino a me. La consuetudine è ovunque, accade dalla notte dei tempi e viene giustificata dalle circostanze in nome della natura. Non c'entra nulla il colore della pelle, ridicolo orpello cui si appigliano i poveri di spirito (e di cervello) per l'affermazione di un insulso sé. L'unica cura è sapere.

La razza non ci rende diversi.
La violenza accade ovunque. Fa schifo ovunque. Chi commette uno stupro è un negazionista. Un uomo che stupra una donna cancella di colpo millenni di faticose conquiste civili e di evoluzione.

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