Convergo ergo cogito, ergo.
Roba pesante, i proselitismi degli anni sessanta settanta ottanta che perpetuano artisti di dubbia levatura. La musica Pop da tempo omaggia se stessa e c'è chi osanna il brodo (meshup) come la madre di tutta l'espressione creativa del futuro. Sarà, ma a vederlo oggi mi sembra che non ci siano grandi segnali di qualità. La convergenza - semmai - potrà mostrarne, ma gli strumenti in nostro possesso sono ancora scarsi.
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Che cos'è la convergenza?
Azzardo un esempio. Leggo - che so - Canne al Vento di Grazia Deledda sul mio lettore eBook Kindle 13™ deluxe, ovviamente connesso al web. Ovviamente il Kindle 13™ è connesso WiFull con tutti gli apparecchi di casa.
Già a partire da pagina 4 si arguisce come la narrazione sia piena di suoni e rumori che sostengono la storia creando un intreccio indissolubile; allora il sistema home audio/video inizia a replicare canti di uccellini e ambienti ventosi e inquieti e il rumore di passi in lontananza, e il generatore olfattivo diffonde profumo di euserbia...
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Sembra che questa generazione di artisti nati tra i cinquanta e i settanta abbia beneficiato del lavoro di una prima falange di artisti pop nati prima, tra i trenta e i quaranta; e pare che oggi non sappiamo più replicare - in un ciclo di storia relativamente giovane che dovrebbe reiterarsi con metodica puntualità - certa produzione creativa e originale, per cui i paradigmi non possono essere mantenuti.
L'invenzione del Pop è figlia di nuovi media e tecnologie assieme allo strale della riunione di culture diverse. Poi il ricambio e la costruzione di stile, armonie che sono durevoli e irripetibili, ma piene di potenziale ispirante.
Quella produzione davvero originale evapora oggi nella riedizione spasmodica di repliche, cloni dei cloni di creazioni musicali, non già partiture d'eccellenza scritte e arrangiate o riarrangiate per gli stessi strumenti, con l'intento di eseguire, ma modifiche di maniera spesso barocche, talora rococo, molto poco mnemoniche, che probabilmente non lasciano segni importanti, non ispirano per il futuro. Sembrano realizzazioni definitive, certo potenzialmente numerosissime ma vicoli ciechi, chiusi, nessi nuovi inconnettibili.
"Lo definirei maniérisme nouveau", penso


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