martedì 24 febbraio 2009

La vita è bella? Che ti ha detto?

Combattuto tra l'essenza crepuscolare e la responsabile paternità mi muovo verso il dovere con agnosticismo bipolare. Non che questo aiuti l'organizzazione, ecco.

Mi piacerebbe pensare alla folla come ad una leva di sviluppo. Folla, non follia disordinata ma genti, vicine e lontane a questi pensieri, alla fuga dall'ovvio.

Mi piace farneticare: giudizi e alchimie neurali senza fondamento, solo per la piccola mente che li partorisce (la mia).

"Ma cos'è che rende grande un grande o che rende seguito lo scrittore acclamato o il pensatore affermato o il blogger evangelico?"
"Cosa differenziava il pensiero di Van Gogh in vita dalla psicografia di Van Gogh postuma?"
"Perchè l'affermazione del sè e così difficile, e qual'è il suo destino?"
"Quanto combattiamo l'autostima?"



L'altro ieri un gentile dipendente di una nota insegna della GDO mi chiedeva cosa avrei preferito fra due confezioni diverse - una più spartana e veloce, l'altra più laboriosa ma più carina - aggiungendo subito dopo che si trattava di una domanda stupida. Mi ha fatto riflettere ancora sull'inesistenza delle domande stupide e invece sull'invasione di risposte stupide cui siamo sottoposti, diritto inalienabile per i più di prodursi in affermazioni e punti di vista, definizioni e assiomi, fragorosi e convinti.

Io non so molto. Sento spesso l'inadeguatezza. Prendo decisioni senza avere convinzioni. Mi muovo con la scorta dell'esperienza subitanea, che muta appena si è deciso. Penso molto, sbaglio continuamente, intraprendo vie, sentieri e fuori pista. A volte fuoritesta.

"Quanto riusciremo nella riorganizzazione?"
"Certi errori sono definitivi?"
"Tesi, antitesi e sintesi reggono ancora la concorrenza?"
”I MeshUp A/I 2008-09 hanno anche un indice GRP?"



In questo post niente risposte. Solo domande.
Forse sarebbe meglio non essere mai certi delle risposte.

1 aggiunte:

Anonimo ha detto...

Forse il tuo agnosticismo ti sospende dalle risposte e fa aumentare le domande...io proverei a dare qualche risposta semplicemnte "umana" anche a domande la cui risposta non è nè immediata nè palesata in modo tale che anche il nostro "sè" possa venir fuori. L'affermazione del sè è difficile laddove sentiamo che c'è competizione e dove sentiamo che quello che esprimiamo e sentiamo non è coerente con ciò che viviamo. Sarebbe divertente calarci nei panni di qualcun'altro e sperimentare nuove vie.
Che ho detto non lo so...ma se leggo i tuoi blog mi va in panne il carvello hahah.