martedì 26 agosto 2008

bulli senza pupe

Oggi parliamo di bulli, che il problema mi tocca. Non staremo a dibattere le origini sociologiche o le mansioni disattese dall'Istituzione. Idiozie, futile vociare, generalizzazioni anacronistiche. Ma in relazione alla comunicazione ancora una volta certe dinamiche ci lasciano acconci allo sbigottimento.

Centinaia di provincie, migliaia di comuni, centinaia di migliaia di scuole, istituti, luoghi di aggregazione in Italia. Luoghi dove si consumano ogni anno milioni di soprusi, dai bambini in età prescolare alla maggiore età. Per lo più semplici dispetti ma minano l'autostima.

Il problema è noto, l'ha detto la televisione. Tutti sanno che esiste, che è sempre esistito e che non va sottovalutato. Ma perchè non va sottovalutato? Se è sempre esistito! Chi manca direbbe: e Quindi?

La sconfitta della cultura e della comunicazione si manifesta all'italiana, ancora una volta. Cerco sul web, non trovo alcuna informativa chiara disponibile. Elenchi di libri, una pletora di possibili testi da acquistare con analisi, misurazioni, intimidazioni e sostanziale impotenza dichiarata o responsabilità delegata al genitore, che rappresenta sempre il tutore di solo una delle parti coinvolte nella vessazione: quella che subisce. Chi legge libri, chi parla, chi fomenta il fenomeno bullismo sembra chi lo teme o l'ha subito. Il genitore del bullo ignora, banalmente.

Poi qualche semplicistica dispensa di qualche semplice consulente di qualche località d'Italia. E il sito del governo (errore 404 - not found).

La storia, la geografia, la metempsicosi del fenomeno. E Quindi?

Nonostante il numero inusitato di convegni, sondaggi, statistiche, analisi, denunce, chiacchiere, scritti e amenità non c'è una formula definita. Non sono disponibili soluzioni praticabili in relazione al caso specifico, il vero problema del problema. I soggetti deputati al controllo sono occupati ad affermare sè stessi, così la scuola non interviene, le famiglie pensano al SUV, certi terapeuti accampano diritti d'autore.

La comunicazione dovrebbe servire. Ma i valori sociali sono sovvertiti, come nell'esempio della piramide di Maslow al rovescio che oggi rappresenta bene i bisogni percepiti.

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Casualmente trovo a pagina 3, posizione 35 di google, un documento in italiano ben fatto che rincuora il genitore e prova a fornire alcuni suggerimenti concreti e semplici per affrontare il problema assieme al bambino. Alla fine, chi vuole informarsi è vicino alla vittima, come detto. Cerca consigli sul da farsi.

Lo leggo, ne traggo fiducia: capisco che sono sulla buona strada, mi preparo a parlarne. Già, il suffisso del sito mi aveva colpito: è pubblicato dal governo australiano. Tradotto in formato pdf in decine di lingue. Ecco come si fa. In Autralia!


Quindi: maggior consapevolezza per chi comunica di mestiere. Ci sono davvero molte aree inesplorate, lacunose, piene di informazioni inefficienti. Dobbiamo indiduarle, provare a colmarle con una comunicazione sana, circolare, efficace.

New Biz morale. Fa bene al pancino.

1 aggiunte:

Lo Zio ha detto...

Un'amica che vive in Australia mi ha raccontato di cinema aperti la mattina a Melbourne, appositamente per le madri. Volume un po' più alto con libertà di strilli e allattamento: per lei è diventato un appuntamento irrinunciabile.
Forse non si tratta più nemmeno di New Biz, ma veramente di offrire servizi specifici - e non è vero che al giorno d'oggi c'è già tutto!

Quanto ai bulli, dispiace che ci si debba confrontare con questi "figli del nostro tempo", ma indubbiamente si tratta di un'occasione di crescita - per la prole ma anche per i genitori che ne hanno ancora voglia. Mi viene in mente il titolo di un libro di Cameron Peter: "Un giorno questo dolore ti sarà utile" (ci ho messo anche la citazione colta, alé!).