Anteprima LoSchermo: memoria e comunicazione
LUCCA, 27 gennaio - Nel giorno della memoria rivedo i filmati della seconda guerra mondiale. Film che abbiamo visto molle volte fin da piccoli, che sembravano di un'epoca lontana e passata. Quando ero piccolo, poi adolescente, certi brevi spezzoni, i documentari storici dell'archivio luce o dei cinegiornali apparivano - pur essendo vicini - storia d'altri tempi. Le figure dei soldati o degli sfollati nei campi, le immagini sui libri di storia, erano documenti trascorsi. Finiti.
Oggi trasmettono ancora una volta quelle immagini. Per non dimenticare, è la linea di base. Ma invece che dimenticare, sento una nuova modernità in quei fatti. Si avvicinano. I soggetti delle immagini sono persone come noi - che potremmo essere noi - di cui percepisco la sofferenza o l'ottusa convinzione di supremazia come fosse la prima volta. Forse perchè la certezza che tutto quello che é accaduto non accadrebbe di nuovo sta svanendo.
Trent'anni dopo le deportazioni la gente era certa che non avrebbe mai più voluto assistere a tanta disumanità. Oggi - conferma del postulato che l'uomo non apprende mai niente dalla storia - forse abbiamo perso quella certezza. Forse si ha paura di qualcosa che sentiamo, in fondo, potrebbe ancora accadere. Allora percepiamo quelle immagini del passato contriti dalla pressione che subiamo ora per la cattiva comunicazione della crisi, degli accadimenti, del futuro.
E quello che sembrava passato storico in un contesto che buttava il passato per abbracciare il boom e l'edonismo, il culto del futuro, torna adesso, drammaticamente, l'appena ieri. Viaggiamo nel tempo quando riflettiamo sui fatti del passato in un contesto, perché percepiamo la realtà storica con le ottiche della contemporaneità, dell'ambiente rilevante. Con le sue specifiche indicazioni di positività - e allontanamento dalla storia - e negatività - con la sensazione che certe cose non siano mai state superate, siano ancora possibili.
In questo la comunicazione presenta una delle complessità più frequenti, quella di dipendere in realtà dall'ambiente storico e dalla propria esperienza in relazione al tempo in cui si sviluppa la percezione del messaggio.
É un meccanismo analogo a quello per cui l'informazione - la comunicazione del fatto - impressiona o meno il lettore in relazione alle esperienze vissute: la notizia del terremoto oggi, dopo che quasi tutti al centro nord l'hanno avvertito, ottiene maggiore attenzione da parte delle persone rispetto alla notizia di un terremoto analogo, avvenuto lontano da noi e che non ci ha coinvolto personalmente. Un principio che la legge del giornalismo moderno conosce bene, come quando si annuncia una catastrofe avvenuta in un paese lontano e si sottolinea la presenza o meno di italiani coinvolti, cosa che non cambia la sostanza (o la portata, o la gravita) della notizia: si lavora per creare coinvolgimento emotivo nel pubblico, per garantirsi ascolti, o lettori. Occorre un nuovo futurismo che faccia dell'internet open il proprio propellente.
L'analisi di un fatto in relazione alla sua collocazione storica, oltre l'ovvio posizionamento temporale, é quindi determinata anche dalla nostra personale esperienza, che ne diversifica la percezione.
Come il giornalismo sensazionale alimenta la dispercezione delle parole, del loro valore semantico, allo stesso modo la percezione alterata dal contesto può determinare sensazionali differenze delle idee.
Così il giorno della memoria sembra spostarla nel tempo, la memoria. Sembra ieri. Potrebbe essere domani. Pensiamoci.




