venerdì 3 luglio 2009

Solo soletto

Leggete questo. Diffondetelo, parlatene. Parlatene ai giovani e soprattutto ai vecchi, di destra e di sinistra, che sappiano comprendere. Che possano avere gli strumenti per comprendere. Perchè non ci sarà scampo, poi. Sarò drammatico ma sono infelice, sto male. Questo paese, molto della gente che lo popola, fa schifo. Non ho la forza di uscire e ho molti timori per mio figlio. Sono attonito, voglio andarmene, voglio farla finita.

Che possiamo fare, che possiamo dire. La tentazione è quella di noncurarsi, sorvolando sui toni e minimizzando come da tempo ci hanno insegnato a fare. Che vuoi che sia, l'indolenza e la stupidità montate a neve come panna. Sembra assurdo, da non credere, allora già che ci siamo non crediamo, dai poi si monta, non accadrà, non può accadere. Sono stanco, sono saturo. Mi sembra di lottare senza tregua e senza la minima possibilità di successo.

Resta solo una possibilità: quando il problema non ha soluzione, allora meglio inventarsi qualcosa di nuovo, che renda il problema inesistente. L'auto prima non parte, non c'è verso, poi va male, a singhiozzo, si ferma continuamente e ti fa tribolare.
Sai che c'è, scendo, vado a piedi. Alla stazione.

domenica 21 giugno 2009

Convergo ergo cogito, ergo.

Roba pesante, i proselitismi degli anni sessanta settanta ottanta che perpetuano artisti di dubbia levatura. La musica Pop da tempo omaggia se stessa e c'è chi osanna il brodo (meshup) come la madre di tutta l'espressione creativa del futuro. Sarà, ma a vederlo oggi mi sembra che non ci siano grandi segnali di qualità. La convergenza - semmai - potrà mostrarne, ma gli strumenti in nostro possesso sono ancora scarsi.

- - -

Che cos'è la convergenza?

Azzardo un esempio. Leggo - che so - Canne al Vento di Grazia Deledda sul mio lettore eBook Kindle 13™ deluxe, ovviamente connesso al web. Ovviamente il Kindle 13™ è connesso WiFull con tutti gli apparecchi di casa.
Già a partire da pagina 4 si arguisce come la narrazione sia piena di suoni e rumori che sostengono la storia creando un intreccio indissolubile; allora il sistema home audio/video inizia a replicare canti di uccellini e ambienti ventosi e inquieti e il rumore di passi in lontananza, e il generatore olfattivo diffonde profumo di euserbia...

- - -

Sembra che questa generazione di artisti nati tra i cinquanta e i settanta abbia beneficiato del lavoro di una prima falange di artisti pop nati prima, tra i trenta e i quaranta; e pare che oggi non sappiamo più replicare - in un ciclo di storia relativamente giovane che dovrebbe reiterarsi con metodica puntualità - certa produzione creativa e originale, per cui i paradigmi non possono essere mantenuti.

L'invenzione del Pop è figlia di nuovi media e tecnologie assieme allo strale della riunione di culture diverse. Poi il ricambio e la costruzione di stile, armonie che sono durevoli e irripetibili, ma piene di potenziale ispirante.

Quella produzione davvero originale evapora oggi nella riedizione spasmodica di repliche, cloni dei cloni di creazioni musicali, non già partiture d'eccellenza scritte e arrangiate o riarrangiate per gli stessi strumenti, con l'intento di eseguire, ma modifiche di maniera spesso barocche, talora rococo, molto poco mnemoniche, che probabilmente non lasciano segni importanti, non ispirano per il futuro. Sembrano realizzazioni definitive, certo potenzialmente numerosissime ma vicoli ciechi, chiusi, nessi nuovi inconnettibili.

"Lo definirei maniérisme nouveau", penso

martedì 16 giugno 2009

Non mi chiedermi



Ora, lo so che ho postato solo ieri, e che stando alle statistiche dovrei aspettare almeno dieci giorni prima del prossimo scritto, ma questa cosa deve proprio essere diffusa, ecco. Leggete e moltiplicatevi.

lunedì 15 giugno 2009

Internet demolisce la formalità

I mercati sono conversazioni (Cluetrain Manifesto)
Thanks Niklas and Janus for giving us Skype (Massimo, Pistoia)


La comunicazione tra imprese o con i nostri utenti cambia, e cadono le barriere.

Si risponde alle email in modo informale, colloquiando senza forma
Ci si da del tu immediatamente, senza conoscerci
La rapidità delle connessioni si traduce in facilità di relazione e confidenza immediata. Ci si concede la prima sera, insomma.

Ma non ci conosciamo. In realtà nulla cambia in relazione alla conoscenza. I sistemi e le tecnologie abbattono certe forme epistolari, ed è vero che - come dice Gianluca Diegoli - se un tuo amico ti parlasse come spesso ci parlano le imprese lo prenderesti a sberle. Ma l'informalità e il superamento de iure delle difese formali se da un lato ci fanno sentire più vicini al globale dall'altro sovente non ci consentono di apprezzare - in questa fase di transizione verso la consapevolezza - la dovuta percezione del tempo necessario per comprendere e costruire fiducia con una nuova conoscenza, o con un nuovo prodotto.

Auspichiamo il ritorno dell'etichetta, della formalità, dei rigori della comunicazione istituzionale? No, ma pensiamo al futuro della comunicazione che potrà avere un approccio più semplice, meno distante tra i toni familiari e quelli formali, pur tuttavia consapevole della diversità di percezione tra ciò che si conosce e ciò che non si conosce, o di cui non abbiamo sentito parlare.

Certi truffatori unopuntozero utilizzavano l'abito buono, per trarci in inganno. Cravatta, eloquio, cortesia e il lei erano appannaggio del colto e del saggio, ma anche del raffinato voleur.

Ora si profila la convergenza verso un nuovo ed unico modo di relazionarci, senza gerarchia, candido e friendly. Tutti comunicheremo così, almeno sul web per ora.

Ma chi ci insegna la confidenza istituzionale, o la confidenza commerciale, o la confidenza amministrativa? Riflettere

domenica 17 maggio 2009

L'esame di matematica

La maturità si avvicina subdola a molti ggiovani ed io voglio ricordare loro di trovare un terminale WiFi o UMTS per affrontare certe prove con stile: ne parlano tutti di 'sto stile, è già un successone. O certi decreti di cui ci sono ampi segnali entreranno in vigore anche da noi - estesi poi anche alla cultura?

venerdì 15 maggio 2009

C'è chi fa uno spot (al) sociale

Oggi, ora. Domani farò una codocenza a questo Seminario dell'Associazione Tizio per il Centro Sempronio, a Città Anonima. Associazione Tizio nell'immediato insegna alle associate del Centro Sempronio come scegliere la comunicazione. Tra i relatori della giornata Genesio Tettamanti (useremo questo nome di fantasia), marketing manager Italia di UdaiWU (useremo quest'altro nome di fantasia) e orgoglioso membro dell'Associazione Tizio come si definisce. Spiega come UdaiWU comunica, come elargisce tutta la sua attitudine verso impegno etico e sociale per avvicinare il territorio. Come si prodiga a sponsorizzare Associazioni per il sociale del territorio (visto che quando UdaiWU apre un punto vendita sul territorio rivoluziona traffico, abitudini, tempi e relazioni di un bel po' di genti vicine e lontane).
Interessante spot della UdaiWU, interessante anticipazione di quello che sarà e proposizione interessante di una idea interessante con un impegno minimo e pure retribuito: new business, basta avere le spalle larghe. Ah già: UdaiWU presto apre a Città Anonima, Centro Sempronio raccoglie le associazioni per il sociale nella regione di Città Anonima...

domenica 26 aprile 2009

mmaddict vs. copyright (certe volte)

Il diritto d'autore, con la sue poderose controversie, è stato modificato, nel silenzio, per la produzione musicale. Dite la vostra. Davvero certe dinamiche sono ancora perseguibili? La produzione di idee oggi come sempre è determinata dalla comprensione del noto e dalla sovrapposizione di altri schemi: la rete amplifica e velocizza questi processi, le applicazioni permettono a tutti di farlo.

Lo spunto è la musica, ma estendo il pensiero al diritto in generale.

Mio nonno paterno lavorava da noto fotografo lucchese. Era specializzato nel ritocco dei negativi e nella colorazione delle pellicole, lavoro che svolgeva completamente a mano, con pennelli e lente d'ingrandimento, e con perizia artistica. Ogni suo lavoro era unico, la scelta del fotografo era fatta anche in base alla competenza mostrata con questo servizio. Questo era solo cinquant'anni fa.

Con la tecnologia di oggi, mio nonno non lavorerebbe più. Oggi con i vari Photoshop più o meno light chiunque fa fotoritocco. Tutti sono esperti dell'elaborazione dell'immagine, perchè lo strumento è facile da usare e offre soluzioni predeterminate.

Questa non è una critica all'appiattimento delle competenze ma una osservazione sul diritto d'autore. Il lavoro di mio nonno all'epoca era un lavoro da impiegato. Senza tutela artistica. Al massimo artigianale. Oggi un lavoro del genere verrebbe paragonato ad una produzione artistica e tutelato. Forse a ragione. Mentre si invoca la protezione delle idee quando le idee sono banali sovrapposizioni. Non mi sento di gridare all'arte quando vedo un meshup, o ascoltando un deejay che - a suo dire - suona. Cosa suona? Cosa produce in termini di novità? Ma soprattutto quanto ingegno mostra? In ogni campo della attuale produzione artistica mi sembra di scorgere delle aberrazioni ipocritiche.

In tutto questo il diritto d'autore vuol mantenere privilegi e blasone. Ma quando gli autori sono l'intero genere umano, come si fa?