mercoledì 18 novembre 2009

Errare Humanum Est n. 2



Si sbaglia, si sbaglia tutti, via. Anche Skype

martedì 27 ottobre 2009

Impressionismi di Competenza, dispercezioni di Cultura

Fare cultura, promuovere la cultura su internet. Avere cultura e competenza per sostenere la diffusione delle conoscenze e della qualità. Oggi si cavalca quest'idea con cupidigia, senza senno - lo fanno in tanti.

La diffusione dell'internet ha prodotto dagli anni novanta schiere di esperti che fanno-di-lavoro-il-tecnico, perché hanno imparato cose spezzate e senza continuità, hanno acquisito la competenza tratteggiata e rivendono tecnologia e assistenza confidando sul fatto che i loro clienti non hanno alcuna nozione informatica. Chi di noi non si è imbattuto in un tecnico che non conosce la soluzione del problema che gli sottoponiamo, e tenta di deviare con alternative generalmente sempre molto costose?

Oggi ci sono nuove legioni che propongono nuovi servizi di diffusione, di gestione dei contenuti, di implemento dei contatti, di nuovo marketing, di strategia digitale e molto altro - tutto in nome della cultura: cultura della comunicazione, cultura della conoscenza, cultura delle arti tutte e delle loro espressioni.

L'obiettivo non è la diffusione della cultura ma il profitto. Perché hanno imparato casualmente (o hanno acquistato, magari) questo tipo di servizi e poi si sentono in grado di diffonderli, di rivenderli. Schiere di nuovi adepti che si approcciano alla comunicazione, all'arte, all'associazionismo culturale e creano società magari sostenute da sponsors e nepotismi, producendo risultati di dubbia qualità, che in provincia abbondano e che fanno del male alla cultura.

La differenza non sta nella competenza, che è omogenea e infine disponibile e fruibile sovente utilizzando in modo non superficiale le risorse dell'internet stessa, sempre metodicamente da integrare con il confronto, il dialogo, gli incontri.
La differenza la fa la capacità di razionalizzare e comprendere le opportunità e le finalità degli strumenti, delle nozioni, dei servizi che ci sono - come sempre del resto.

La cultura compresa non è mai autoreferente, solinga ed elitaria, calata dall'alto.
Necessita della comprensione e di quella analisi che solo la discussione può alimentare. Solo con la semplicità, solo con metodo e voglia di confronto, solo con entusiasmo vero senza ricerca esclusiva di profitto può esserci il vero sviluppo. Il vantaggio competitivo, quindi, lo fa la testa di chi fruisce l'informazione libera, la capacità di metterci la testa e la quantità di buone sinapsi a disposizione, che indirizzino il concetto verso il discernimento, la comprensione del buono, la scelta e la sintesi efficace.

mercoledì 14 ottobre 2009

mettiamocilatesta.it


Questa campagna si sviluppa davvero bene, ormai quasi duecento teste già hanno aderito all'iniziativa e i riconoscimenti sono sempre di più... Monitorando il sito mettiamocilatesta.it è evidente quanta attenzione ha già sollevato nel sonnacchioso mondo dei crisicreativi il grande Giampiero Cito dell'agenzia senese Milc, qui a fianco, immolatosi per tutti noi in nome del valore della buona comunicazione, di quella efficace.

Un tema che rilanceremo presto qui a Lucca, con Comunicazione Virtuosa, microevento realizzato anche quest'anno con l'obiettivo di avvicinare le imprese alla cultura della comunicazione e che ospiterà sotto i riflettori proprio il grande lavoro degli amici di Milc.
Bravò!
(in francese, come ai tempi de la Révolution, a presto il perchè...)

sabato 10 ottobre 2009

Il Mercato Corto

I banner, gli spazi chiusi, i minispot, i video virali, i popup: tutta roba che non funziona più se non con la logica dell'esposizione veemente. La pubblicità virale è già tecnica obsoleta, le campagne guerrilla vengono celebrate dagli artefici, sempre meno dal pubblico. Il crowdsourcing è percorribile, ma meno in provincia e con più fatica per la frammentarietà e l'ostacolo delle imprese ottuse. Abbiamo da sempre la missione di costruire buona comunicazione e offrire soluzioni corrette, consapevoli ed efficaci ai nostri clienti, ma non abbiamo sufficiente blasone perchè le nostre consulenze siano comprese, riconosciute etiche e profetiche. Il problema della reputazione è spesso per chi fa comunicazione di mestiere un tema sentito. E sui mercati locali, in provincia, lavorando per piccole realtà che operano in piccole realtà è ancora più difficile, per noi oggi il terreno di scontro è pletorico.

La scelta da effettuare nel solito nostro approccio locale alla realtà di comunicazione che cerchi vie innovative sul mercato corto (mi piace questa definizione) è una scelta di distinzione. Il mercato corto è il mercato locale, quello che deve essere gestito con la stessa logica di massa per le piccole imprese ma con competenza territoriale, in considerazione delle peculiarità e degli usi, con accorta pianificazione.

Probabilmente incapaci di gestire sui mercati corti le leve della coda lunga o della frequenza dei passaggi, la via della comunicazione passa attraverso quel flusso inarrestabile che si alimenta di contributi generici, campagne nazionali, dicerie, post e commenti ai post, informazione forzosa e contraddittoria, frasi e poemi, contenuti prodotti dallo stesso pubblico/cliente/utente, mescolati tra loro. Ci faremo notare con le perle nella logorrea, con i diamanti sparsi nelle anse del fiume inarrestabile. Nel vasto corso dei flutti prodotti dalle persone, sempre più impetuosi e diffusi, la distinzione sul mercato corto ci sembra stia nella comprensione, nell'intervento e nella partecipazione ai problemi del mercato corto.

mercoledì 30 settembre 2009

Il ceppo è ancora caldo




Milc è un'agenzia di Siena. Milc ha pensato questa campagna, e la sostiene. Quelli di Milc sono amici. Basta con le chiacchiere: care aziende, è ora che comprendiate che la comunicazione non è un costo, è una risorsa. Non fate male a noi pubblicitari, fate male a Voi stessi. Come dicevo, è fondamentale aprire gli occhi. Per noi è un problema di autorevolezza. Allora, l'unione fa la forza, forza!

mercoledì 9 settembre 2009

Nolente

Finchè ci sarà chi stupra una donna la società non potrà definirsi civile.
Ci sono poche parole per definire le azioni violente.
Ma non esistono interiezioni che possano descrivere la violenza sulle donne.

Quest'estate ho visto un documento - trasmesso da Current tv, un raro esempio di informazione ancora libera pur se relegata all'interno di un pacchetto televisivo satellitare a pagamento.
Girato in Africa centrale, racconta l'iniziativa di un gruppo femminile costituito con l'aiuto delle Nazioni Unite che inscena rappresentazioni nei villaggi per denunciare lo stupro - spesso percepito dagli uomini come consuetudine. Sono donne nere, violentate da neri. Non ci riguarda - sarebbe il pensiero diffuso.

Invece sento un moto di rabbia impotente per quello che accade, e per le situazioni che conosco e ho visto vicino a me. La consuetudine è ovunque, accade dalla notte dei tempi e viene giustificata dalle circostanze in nome della natura. Non c'entra nulla il colore della pelle, ridicolo orpello cui si appigliano i poveri di spirito (e di cervello) per l'affermazione di un insulso sé. L'unica cura è sapere.

La razza non ci rende diversi.
La violenza accade ovunque. Fa schifo ovunque. Chi commette uno stupro è un negazionista. Un uomo che stupra una donna cancella di colpo millenni di faticose conquiste civili e di evoluzione.

sabato 29 agosto 2009

Vale


via schemacoma, flickr